Le veneri volanti

La storia dell’aerostatica è costellata di pagine epiche, di imprese al limite delle possibilità umane, di vicende che videro protagonisti tanti personaggi intrepidi e coraggiosi, al limite dell’incoscienza.

In genere però si tende a ricordare gli eventi ai quali parteciparono grandi aeronauti come Paolo Andreani, Francesco Zambeccari o Vincenzo Lunardi, per citare gli italiani più celebrati, quasi dimenticando che anche le donne svolsero un ruolo importantissimo, soprattutto nei primi tempi dell’eroica storia dei palloni volanti.

A noi piace definire queste audaci signore come “Veneri volanti”, riprendendo una definizione coniata dalla compianta contessa Maria Fede Caproni, per oltre cinquant’anni grandissima supporter del volo in pallone.

Infatti, in tutti i campi della scienza e della tecnica, le rappresentanti del gentil sesso hanno saputo eguagliare i risultati ottenuti da membri del sesso opposto e l’aeronautica non fa certo eccezione.

Tra le più intrepide aviatrici

Tra le più più intrepide aviatrici basterebbe ricordare l’americana Amelia Earhart o la nostra Rosina Ferrario, prima donna a ottenere un brevetto di volo in aeroplano nel 1913.

In campo scientifico possiamo citare Amalia Ercoli Finzi, collaboratrice della NASA, prima in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica, cui si deve una parte fondamentale del progetto Rosetta, sonda interplanetaria che dopo un viaggio di otto anni nel 2012 si posò sulla superficie della cometa Churyumov-Gerasimenko o Fabiola Gianotti, dal 2016 a capo del CERN di Ginevra, l’acceleratore di particelle che ci sta svelando i segreti della materia, la più grande e costosa macchina mai concepita e realizzata dall’uomo.

L’elenco di studiose italiane e straniere di successo sarebbe ancora lunghissimo, per citare solo le nostre connazionali, dalla neurologa Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina, o, spingendoci più in là nel tempo, dalla prima donna laureata al mondo, la veneziana Elena Lucrezia Corner, nel 1669, alla prima donna laureata in fisica, la bolognese Laura Bassi, nel 1732. Per di più, queste signore, alle quali vogliamo aggiungere la polacca Maria Sklodowska, meglio nota come Madame Curie, unica donna ad aver ricevuto due volte il Premio Nobel, riuscirono ad emergere in epoche nelle quali la parità tra uomo e donna e le pari opportunità tra i sessi erano concetti assolutamente inconcepibili.

Vogliamo qui però celebrare le figure femminili più rappresentative legate alla non meno appassionante storia del più leggero dell’aria, nella quale troveremo personaggi straordinari, donne coraggiose, incredibilmente moderne, protagoniste di emozionanti avventure in un’epoca nella quale il volo stava vivendo i primordi. Ricordiamo che dalla fine del Settecento fino agli inizi del Novecento gli unici mezzi volanti erano i palloni aerostatici, “macchine” basate su principi fisici relativamente semplici, ma difficili da dominare: le signore volanti seppero condurle con rara maestria e determinazione.

Tra di esse, oltre a citare le prime coraggiose donne che montarono come semplici passeggere a bordo di palloni (la francese Madame Elisabeth Tible o l’inglese Mrs Letitia Ann Sage), vanno ricordate le francesi Jeanne Labrosse ed Elisa Garnerin, che tra la fine del Settecento e l’Ottocento non solo si cimentarono nel pilotaggio, ma anche si esibirono lanciandosi nel vuoto protette solo da rudimentali paracadute. Elisa Garnerin effettuò con pieno successo ben 39 lanci con il paracadute, inventato e sperimentato la prima volta dallo zio André-Jacques Garnerin nel 1797, durante altrettanti voli condotti nelle principali città europee e italiane.

Un’altra donna straordinaria fu Rosalie Guyon Poitevin, che pochi anni dopo le citate eroine, si specializzò in ascensioni in groppa a cavalli, asini, perfino struzzi, portando in volo addirittura una carrozza trainata da quattro destrieri!

personaggi straordinari, donne coraggiose, incredibilmente moderne, protagoniste di emozionanti avventure in un’epoca nella quale il volo stava vivendo i primordi

Altre donne che meritano di essere ricordate sono Sophie Blanchard, che all’inizio dell’Ottocento continuò l’attività del marito, il primo aeronauta professionista della storia, purtroppo perendo a causa della discesa su un tetto spiovente a Parigi; l’americana Leona Dare, specializzata in evoluzioni al trapezio da vertiginose altezze, o l’italiana Antonietta Cimolini, originaria di Ravenna, che effettuò numerose esibizioni acrobatiche in Argentina. La sfortunata Cimolini morì annegata a 26 anni di età nel 1904 nel Rio de la Plata, dove il pallone (in questo caso ad aria calda, quindi una mongolfiera) andò a cadere. Fu così la seconda donna, dopo la Blanchard, a diventare vittima del volo.

L’aerostatica dei primi tempi era decisamente un’attività pericolosa, anche perché le esibizioni diventavano sempre più audaci e rischiose, per attirare il pubblico e, come diremmo oggi, gli sponsor. Particolarmente pericolose erano le imprese che si affidavano a palloni ad aria calda (palloni “a fumo”) che non potevano essere pilotati: l’aeronauta decollava appeso ad un trapezio e discendeva senza alcun controllo dopo che la spinta fornita dall’aria calda si esauriva. Oltre alla Cimolini, unica donna, in Italia nello stesso periodo di fine Ottocento-inizio Novecento si cimentarono in questa rischiosa attività piloti come Stefanini, Quaglia e Zambianchi.

In tempi più recenti

In tempi più recenti vogliamo ricordare la tedesca Wilhelmine Schmidt Reichard, che continuò imperterrita a volare nonostante fosse stata protagonista di rocambolesche avventure e catastrofici incidenti e la francese Marie Marvingt, che oltre a pilotare i palloni eccelleva in tutti gli sport, tanto da partecipare, unica donna, al Tour de France ciclistico del 1908!

L’elenco sarebbe ancora molto lungo e ricco di aneddoti interessanti, ma in questa sede ci piace ricordare le italiane che ancora oggi si dedicano alla nobile arte del volo aerostatico: la torinese Alessandra Benso, unica donna in Italia ad avere la qualifica di istruttore; la romana Donatella Ricci, detentrice del record mondiale assoluto di volo in autogiro, avendo superato la quota di ottomila metri; la toscana Maria Chiara Cremoni, attuale rappresentante di specialità presso l’Aeroclub d’Italia e la lombarda Ingrid Trombetti, la più giovane pilota nazionale, avendo ottenuto il brevetto appena maggiorenne.

Questi personaggi femminili attuali, pur non essendo paragonabili per… lucida follia alle loro antenate, ci permettono tuttavia di far rivivere e garantire un luminoso seguito a questa antica disciplina.

 

Per saperne di più consigliamo la lettura di “Donne & Palloni, profili delle più famose donne-pilota della storia aerostatica”, di Marco Majrani, LoGisma editore 2021.

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Altre curiosità sull’autore: http://scienzaviaggi.blogspot.com/

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